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Attualità di E. LOFFREDO del 25/06/2012 07:36:22
CON_I soldi nostri

 

Il giorno 8 giugno 2012 il CONI e AS Roma hanno annunciato un "partnerariato innovativo" (Claudio Fenucci, A.d. giallorosso). Si tratta di un accordo che prevede la sistemazione e la riorganizzazione di un'area dello stadio Olimpico di Roma. In sostanza si procederà al rifacimento di settemila metri quadri disposti su due livelli e la nuova gestione di 3500 posti della tribuna Monte Mario.

È un progetto che nelle intenzioni della società giallorossa dovrebbe portare a una fruibilità anche infrasettimanale delle aree dello stadio, nei settemila metri quadri sono previste aree per la ristorazione che dovrebbero intrattenere di più la gente allo stadio.

Insomma, anche dalle parti di Trigoria, in attesa dello stadio di proprietà (annunciato per il 2016/2017), desiderano sperimentare cosa significa gestire in proprio un impianto e iniziano con una parte dello stadio Olimpico. Alla Roma la nuova area commerciale e al CONI la gestione della "tribuna presidenziale", riservata ai campioni olimpici e mondiali.

E il costo di questo «esempio di imprenditorialità sportiva»? Quattro milioni di euro tutti sborsati dall'ente pubblico CONI. Con questa premessa uno si immagina che poi i ricavi dell'investimento siano a totale appannaggio del CONI, e invece no! I ricavi saranno suddivisi in parti diseguali: 30% al CONI e il 70% alla AS Roma! Se è un esempio di imprenditorialità sportiva lo è solo per il soggetto privato (AS Roma) che percepisce il 70% dei ricavi (più dei due terzi) e lascia al soggetto pubblico il 100% dell'esborso iniziale.

Se dal lato privato è un'operazione mirabile, si deve dire che da parte del soggetto pubblico è un'operazione che pare del tutto priva dei requisiti di economicità ed efficienza cui dovrebbe essere ispirata. Se pensiamo poi che se è vero che è dovere del CONI mantenere in buono stato un suo bene immobile, è altrettanto vero che non deve prestare quel suo bene ad iniziative per il lucro privato. Tanto più che così facendo esclude dal "progetto" l'altro principale soggetto sportivo della capitale (SS Lazio). Alla faccia dell'imparzialità di un ente che dovrebbe essere equidistante dalle varie bandiere di parte! A questo si aggiunga che il progetto sembra del tutto estraneo alle attività istituzionali che lo stesso CONI esplica sul proprio sito: Antidoping; Alta Corte di Giustizia Sportiva; Tribunale Nazionale di Arbitrato per lo sport; Promozione sportiva; Onorificenze; Garante del Codice di Comportamento sportivo.

Così il CONI spende quattro milioni di euro. Visti i termini degli accordi, non è improbabile che quell'organo di sorveglianza economica sugli enti pubblici che è la Corte dei Conti possa chiedere prima o poi a Petrucci e compagnia di giustificare questo esborso di soldi pubblici. Una fuoriuscita di denaro collettivo ingiustificata sia per lo scopo cui sono destinati, sia perché potrebbero palesarsi altre priorità nell'azione del CONI, che spesso e volentieri lamenta i minori fondi messi a disposizione da parte dello Stato. Prima della Corte dei Conti però potrebbe intervenire il ministro vigilante e, in tempi di spending review, richiamare Petrucci a riponderare "l'investimento".

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