Si riprende dunque. Presso la nona sezione penale del tribunale di Napoli riparte il processo “Ambrosino e altri ventitré”, più comunemente conosciuto come
processo a calciopoli o volgarmente detto “processo a Moggi”.
Chi ha assistito finora allo svolgersi del processo, sa che i testi proposti dai pm hanno corroborato ben poco l’impianto accusatorio.
Basterebbe riascoltare la deposizione del primo teste proposto dall’accusa, che da solo “squalifica” il lavoro di Narducci e C. Si potrebbero ricordare le deposizioni di
De Cillis (che ha dichiarato di aver venduto schede sim straniere anche a quelli dell’Inter), di
Nucini (veramente stucchevoli i suoi rapporti con Facchetti e miserevolmente inattendibili i tentativi dei due di incastrare Moggi) oppure quelle di
Paparesta padre e
figlio, nelle quali per l’ennesima volta si ribadisce che negli spogliatoi di Reggio Calabria non vi fu alcun sequestro della terna arbitrale.
Chi vuole può rileggere i resoconti fedeli che questa redazione ha fatto di tutte le udienze del processo.
La novità di rilievo è rappresentata dal reingresso delle
parti civili escluse il 24 marzo scorso “per motivi di economia processuale”.
La riammissione delle
parti civili molto probabilmente non produrrà effetti caducanti su tutto quanto fin qui prodotto in dibattimento. Sicuramente queste potranno (e vorranno) presentare le proprie liste di prove e testimoni. Chiederanno la trascrizione di questa o quella intercettazione, e, considerando il soggetti riammessi, chiederanno l’acquisizione di chissà quale articolo di giornale. Nel caso in cui il giudice deciderà di non azzerare l’analisi dei testimoni, molti tra gli avvocati di parte civile vorranno (legittimamente) controinterrogare alcuni dei testi chiamati dall’accusa. Sarebbe divertente riascoltare
Armando Carbone… Ci sono però più possibilità di riascoltare
De Cillis e, ahinoi, il bravissimo e vessato amico dell’onesto Facchetti, vale a dire l’ex arbitro
Danilo Nucini da Bergamo.
Tra gli avvocati che animeranno il dibattito prevediamo un ruolo da protagonisti per l’avvocato
Vigoriti dell’Avvocatura di Stato e per il legale del Brescia Calcio,
Bruno Catalanotti. Quest’ultimo siamo certi saprà sostenere le ragioni della propria assistita molto bene non solo in aula, ma anche sui mezzi di informazione, attraverso i quali ha già dimostrato di sapersi esprimere con disinvoltura.
Dall’avvocato Catalanotti (e dai suoi colleghi “riammessi”) vorremmo quella “compostezza processuale” che aveva a suo tempo prospettato al giudice per far riammettere il Brescia. Insomma, che non sia “di impaccio” al processo. Crediamo che nessuno voglia prolungare oltremodo i tempi del dibattimento, con il rischio di dover proclamare la prescrizione. Tanto più che alcuni degli imputati, se non tutti, potrebbero rinunciare alle possibilità offerte da questo istituto. L’interesse per gli imputati a definire il giudizio potrebbe venire prima di una comoda (as)soluzione per prescrizione. Poter dire “sono stato assolto” è cosa diversa che dover ribattere a chi affermerebbe “se l’è cavata con la prescrizione”. Sappiamo che in Italia le due cose sono molto differenti.
La ripresa del processo presenta tuttavia un altro aspetto che non possiamo trascurare:
la conferma di Teresa Casoria quale Presidente del collegio giudicante. Dell’istanza di ricusazione (già rigettata dalla Cassazione ) e dell’insofferenza di una parte processuale ci siamo già occupati. Vorremmo solo ribadire la necessità di non considerare il giudice a favore di questa o quella parte. Se chi assiste al processo può essere divertito dal modus eloquendi della signora giudice, e per questo prenderla in simpatia, è altrettanto vero che i pm e gli avvocati di parte non debbono in alcun modo tirare il giudice per la toga.
Tutti ai posti quindi, martedì 13 ottobre Teresa Casoria sarà ancora sullo scranno di presidenza e potrà ancora una volta pronunciare: “abbiamo a ruolo la causa Ambrosino Macello e altri”.
Ai pm il compito (
finora disatteso) di dimostrare la colpevolezza degli imputati.
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