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Domenica 06/04/2025 ore 20.45
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Attualità di N. REDAZIONE del 25/04/2016 17:17:09
The most beautiful girl in the world

 

di A. Crazeology

“La Bellezza non può essere interrogata: regna per diritto divino”. (Oscar Wilde)

Prendo a prestito il titolo di un celebre brano del genio di Minneapolis recentemente scomparso, non solo per omaggiarlo, ma anche per parlare di Juve affrontando un certo tipo di ragionamento. E questo titolo si presta molto bene, vedrete. Partiamo dall’oggi, e andiamo oltre.

…E fu così che, anche nel 2016, la Juve vinse lo scudetto. Fatto non inusuale peraltro. Ora, io devo ammettere che non so più precisamente quanti scudetti abbiamo vinto, perché i piani alti della “Torino Bene” hanno fatto troppi pasticci con gli storici amici della Milano pneumatico-petrolifera e sinceramente ho perso il conto. Chiedo scusa, ma sono parecchio confuso. Mi sono perso nel conteggio di quelli ufficiali, quelli vantati, quelli rubati mai richiesti indietro, quelli che avremmo vinto se non vivessimo in un paese fatto a forma di banana, e via così. Mea culpa.

Detto questo, vincere il campionato, storicamente parlando, è una nostra abitudine consolidata. In questo caso però, si va ad eguagliare il record della Juve degli anni '30, quello dei 5 scudetti consecutivi. E anche questa volta, al contrario del superbo Grande Torino e dell’Inter prescritta, gli scudetti sono davvero consecutivi, e veri, senza guerre mondiali nel mezzo con tornei provvisori, senza pezzi di cartone assegnati a tavolino da tifosi in giacca e cravatta, senza intercettazioni e spionaggi vari.

Questa fase vittoriosa però, sta mettendo forse in luce il tema più importante. La Juventus, pur con tutte le sue difficoltà auto-procurate dalla proprietà azionaria di riferimento, dal 1994 in poi, grazie all’approccio e alla filosofia imprenditoriale di Umberto Agnelli, ha dimostrato di essere una delle poche squadre del mondo, con un certo seguito ed un certo appeal, ad avere intrapreso un percorso serio di sviluppo di impresa, in questo strano mondo molto particolare dello sport e dell’intrattenimento. Percorso fatto senza buttare soldi dalla finestra in modo del tutto emotivo o irragionevole; solo competenza, strategia e organizzazione. Il tutto miscelato ad una sana pazienza che porta la crescita ad essere graduale ma costante.

Tutto questo, ovviamente, tralasciando il periodo 2006-2011 dove la Juve ha camminato più che altro regalando soddisfazioni agli avversari. Del resto anche la donna più bella del mondo, che cammina fiera per la strada lasciandosi ammirare ed invidiare, può ad un certo punto pestare una cacca sul marciapiede…

Ma la sostanza non cambia perché, anche se non è ben chiaro cosa sia davvero la Juventus per Exor, e anche se non è ben chiaro quali sono i reali rapporti tra John Elkann e Andrea Agnelli, oggi non ci sono, almeno in Italia, dei degni competitor. Quindi, al di là delle singole vittorie che possono vivere alti e bassi tra una stagione e l’altra, in buona sostanza il distacco progettuale e imprenditoriale, nonché sportivo, tra noi e le altre squadre, sembra sempre più ampio e incolmabile.

E, detto senza mezzi termini, dei competitor veri non ci sono mai stati nemmeno nel pre-calciopoli. Nei giorni scorsi il Presidente della Federcalcio Tavecchio ha detto: “Se noi applicassimo le norme in modo rigido, solo 5 squadre si potrebbero iscrivere alla Serie A”. Caspita! Mica male. In sostanza egli ha certificato quello che molti di noi, gobbi rancorosi ancora in cerca di giustizia, vanno predicando da anni. Le regole sono uguali per tutti solo in teoria, ma nella realtà in Italy si fanno sempre figli e figliastri. Già ai tempi di Moggi, la Juve si doveva confrontare con personaggi e club che in serenità e scioltezza taroccavano e sfondavano bilanci (persino delle società controllanti, con relativi crack finanziari di livello internazionale), si iscrivevano ai tornei presentando fideiussioni false, falsificavano documenti per tesserare giocatori non tesserabili, e via dicendo.

La Federazione, as usual, sappiamo che da sempre non si occupa di queste problematiche e tira a campare. Non sia mai… Non facciamo scherzi! E di queste problematiche non se ne occupano nemmeno alla Gazzetta Dello Sport o nelle redazioni di altre testate giornalistiche.

Vorrei porre però qualche domanda utile a riflettere.
Ma John Elkann e Andrea Agnelli hanno qualcosa da dire a riguardo, visto che la storica squadra di calcio di famiglia partecipa da qualche decennio a dei tornei di cui non si sa bene quale sia il valore?

Ha ancora senso avvicinare l’illustre nome della Fiat alla Federazione, sponsorizzando un carrozzone che applica le regole solo quando fa comodo?
(sponsorizzazione in essere dal 2003, con una pausa significativa solo per l’anno 2006)

Che tipo di tornei sta vincendo la nostra grande Juve?

Ha ancora senso, per noi sportivi appassionati, guardare dei tornei dove c’è una sola squadra che costruisce legittimamente le sue vittorie, mentre molti strani e loschi personaggi utilizzano il calcio esclusivamente per altri scopi o per trafficare?

Io non lo so. Non so darvi risposte, purtroppo.

Si potrebbero dare dieci risposte diverse per ogni domanda, e forse sarebbero tutte risposte valide e legittime. Ognuno di noi può rispondere quello che vuole. L’obbiettivo era solo riflettere con voi lettori ad alta voce.

Nel frattempo, una bella Signora cammina per strada, e stravince. Stravince meritatamente. Tutti la guardano, molti la invidiano, molti la amano, molti la odiano, molti l’accusano, e pochi la difendono. Davvero molto pochi, la difendono...

Ma l’attenzione è comunque puntata su di lei. In un modo o nell’altro, pur con tutte le enormi differenze, sono tutti, i suoi amici e i suoi nemici, colpiti da tachicardia, vertigini, capogiri, confusione, e allucinazioni.

“Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere”. (Stendhal - da cui il termine "Sindrome di Stendhal")

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